Alessia Locati: "Io e l'America, oltre la laurea c'è di più"

Alessia Locati: "Io e l'America, oltre la laurea c'è di più"

“La mia è una famiglia di tennisti – racconta Alessia – ed era difficile che mi avvicinassi ad un altro sport. I miei nonni avevano il campo da tennis in casa, dove mio papà e mio fratello trascorrevano spesso diverse ore. Li vedevo giocare e ho deciso di provare, innamorandomi subito di tutto quanto. Ammetto di aver provato anche danza ma il tentativo non è durato più di un giorno…”

Dal campo dei nonni, il percorso di Alessia prosegue e si trasforma presto in qualcosa di più. “Giorno dopo giorno continuavo ad allenarmi – prosegue la tennista lombarda – e gli apprezzamenti dei maestri iniziavano ad arrivare. Mi sono trasferita presto al Tennis Club Treviglio dove sono stata inserita nel gruppo degli agonisti, continuando ad imparare e ad appassionarmi sempre di più. La scuola? Ho frequentato l’istituto di Relazioni Internazionali per il Marketing, una sorta di Ragioneria con indirizzo linguistico, anche se incastrare impegni scolastici e tennis iniziava a diventare sempre più complicato”.

L’America. Un’idea che a casa di Alessia arriva tardi ma solo come ufficialità. “Marta, la mia migliore amica, continuava a spingere per un nostro trasferimento negli Stati Uniti. I miei genitori sono stati lì per lavoro oltre un anno e mezzo, vivendo un’esperienza unica. Che dire? Io non ero così convinta all’inizio. Avrei dovuto lasciare casa, salutare gli amici ed interrompere una relazione. Allo stesso tempo non avevo le idee chiare sul percorso universitario e alla fine mi sono decisa. Corrado mi è stato di grande aiuto, mi ha messo in contatto con i coach e tramite lui siamo arrivati a capire che la scelta migliore sarebbe stata la Jacksonville State University, in Alabama.

“Dopo tre anni e mezzo mi sono laureata in Sport Management & Recreation e ad agosto tornerò in Alabama per il Master, ma se ripenso ai primi tempi mi vengono in mente tante cose. Il primo impatto è stato duro, dalla lingua alla quotidianità, fino alle modalità di allenamento. Qui si gioca per la squadra, il singolo è praticamente messo da parte. Hai il dovere di essere sempre presente, di incitare le tue compagne quando le cose vanno meno bene, di essere sempre parte di un gruppo. La mattina avevo le classi, poi il pomeriggio si stava in campo anche cinque o sei ore. L’attenzione per lo sport negli Stati Uniti è una cosa unica nel mondo. È una priorità, non un’aggiunta. Il tempo per studiare devi essere tu a sapertelo ritagliare, a trovare il ‘metodo’, e per fortuna sono riuscita a scovare presto la formula giusta per far quadrare le cose. Per tre anni consecutivi abbiamo raggiunto le semifinali della Conference, togliendoci delle belle soddisfazioni. Da un anno all’altro ho trovato un’Alessia diversa, cresciuta e responsabilizzata”.

Dalla laurea al Master, tra gioie e programmazione per il futuro. “Tornassi indietro rifarei tutto quanto, senza ombra di dubbio. Un percorso simile mi ha fatto diventare donna, oltre lo sport ed il coronamento di un piano di studi. Confrontarsi con una realtà lontana dalla propria zona di comfort è un bene enorme, sempre e comunque. I giovani hanno il dovere di lanciarsi, di imparare a vivere e di scoprire il mondo in tutte le sue sfaccettature”.

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