Francesca Di Lorenzo: "Vinco e torno al college"

Francesca Di Lorenzo: "Vinco e torno al college"

Per conoscere bene la storia di Francesca Di Lorenzo, tennista americana numero 151 del ranking WTA, bisogna tornare indietro all’inizio degli anni ’90. In quel periodo papà Carlo riceve un’offerta di lavoro a Los Angeles, in California, ed è lì che si trasferiscono i suoi genitori. Poi si sposta a Pittsburgh, in Pennsylvania, dove nascono Francesca e le sue sorelle. Arrivati gli anni 2000, precisamente nel 2004, si spostano di nuovo 300 km più a ovest, a Columbus, sempre per questioni lavorative del padre che svolge la professione di gastroenterologo pediatrico.

"Personalmente - racconta Francesca - penso che la scelta di 30 anni fa di muoversi verso gli Stati Uniti sia stata davvero azzeccata, visto che adoro vivere qui. Non posso affermare con certezza che in Italia sarebbe stato peggio però non riesco a lamentarmi di tutto quello che ho costruito qui in America. In particolare, non posso dire che il sistema americano, prendendo in considerazione il caso specifico del tennis, sia migliore e anzi, sarei curiosa di provare i vari centri di formazione che ci sono in Italia e spero di avere quest’opportunità in futuro per vivere un’esperienza diversa.

Ricordo che ero ancora a Pittsburgh (avevo circa 6 anni) quando ho preso in mano la racchetta, in un campo vicino a casa nostra. Pian piano ho cominciato a giocare più spesso perché sfidavo i miei fratelli ed ero abbastanza competitiva, quindi potete immaginare quanto impegno ci mettessi. Mia madre portava tutti noi fratelli nelle varie location sportive e mi ha invitato a decidere il mio sport: ho scelto il tennis. Così, quando ci siamo spostati a Columbus, i miei genitori mi hanno affidato ad un allenatore e ho giocato il primo torneo soltanto ad 11 anni, un’età che è considerata “alta” tra i vari tennisti che poi sono diventati professionisti. Nel 2012 ho poi raggiunto la finale dell’Usta Girls’ 16s National Clay Court Championships, un torneo dove ero a malapena riuscita ad entrare, e qui ho capito che potevo davvero diventare una tennista professionista.

Sin da piccola il tennis mi è sempre piaciuto, ma ero più appassionata di sport di squadra come il calcio e il basket. Come dicevo, giocavo a tennis per divertirmi e perché volevo battere a tutti i costi mia sorella più grande, proprio per questo ho cominciato a giocare sempre più e ho cominciato ad apprezzare l’aspetto individuale che c’è alla base del tennis. Se vinci vivi la vittoria mentre se perdi devi convivere con la sconfitta. Crescendo, l’amore per il tennis è aumentato in modo esponenziale e chiunque mi conosca, soprattutto le ragazze della mia squadra al college, potrebbero dirlo facilmente. Adesso adoro l’aspetto individuale di esso, e il fatto che sia difficile sia mentalmente che fisicamente. Capisco i tennisti che dicono di non amare lo sport e di fare fatica a praticarlo, penso che per avere successo devi porti nella condizione di amare incondizionatamente tutti gli aspetti di esso visto quanto può essere difficile essere spesso soli e viaggiare così tanto. Viaggiare in questo modo può essere stressante ma è anche uno dei pro della vita del tennista, avere la possibilità di visitare luoghi fantastici in tutto il mondo e incontrare sempre persone nuove. Il contro è sicuramente il costo che ne deriva, è difficile trovare sponsor perciò di solito i soldi escono di tasca propria, dal momento che non guadagni davvero tanto fino a quando non raggiungi i top 150. Ulteriore vantaggio per noi tennisti americani è quello di, mentre si partecipa a competizioni di livello, poter ottenere un’ottima istruzione universitaria grazie al nostro talento sportivo.

Ho amato il college per tutte le situazioni di condivisione (essere in una squadra, avere dei supporter che prima di tutto sono amici, ecc.) che si creano, ho vissuto grandi esperienze, conoscendo persone importanti e creando nuove amicizie. Non ho avuto grandi difficoltà nello scegliere il college perché qualche anno fa non mi sentivo assolutamente pronta per vivere il tour ed ora invece sento di aver migliorato tantissimi aspetti, sia relativi al campo da gioco che non. Nonostante questo bisogna dire che la vita è piuttosto dura e complicata per l’atleta del college poiché tutto si basa sulla gestione del tempo. Essere in grado di bilanciare il tennis, la scuola e una vita sociale è sicuramente una sfida non semplice. Per questa ragione penso che l’esperienza del college sia assolutamente da fare e la consiglio a tutti, anche perché il livello sportivo si sta alzando sempre più.

Ho terminato i primi due anni di business alla Ohio State University e ho lasciato per il momento il college per dedicarmi esclusivamente al tennis. Sicuramente non appena la mia carriera sarà terminata tornerò qui per prendere la laurea in modo da poter avere la possibilità di trovare lavoro come agente sportiva".

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