Joao Monteiro: "Virginia Tech mi ha cambiato la vita"

Joao Monteiro: "Virginia Tech mi ha cambiato la vita"

L’ex top 250 ATP Joao Monteiro racconta la sua esperienza in college e la transizione al professionismo.

“È bello tornare a parlare degli anni trascorsi in college. Virginia Tech è stata molto importante per me e penso che senza di loro, senza i coach in modo particolare, non sarei mai diventato un giocatore di tennis. Non avrei mai vinto tornei Futures o giocato nei Challenger o le qualificazioni agli Australian Open. Lì è tutto ben organizzato, non ti fanno mancare nulla. Per esempio a chi è pigro, non si impegna al massimo e non è mentalmente preparato viene dato un enorme supporto. Quando stavo per arrivare alla Virginia Tech, tutti gli allenatori pensavano che sarei stato un ottimo giocatore per la squadra e che avrei fatto la differenza, due settimane più tardi non ero nemmeno in formazione. All’inizio è dura. Ti ritrovi lì da solo, a 18 anni, in un paese nuovo, a vivere nuove sensazioni e a renderti conto che il tuo tennis non è così forte come credevi. La struttura mette a disposizione uno psicologo, fondamentale nell’arco del mio primo semestre. Trascorsi i primi sei mesi ho acquisito maggiore fiducia e ho finito per giocare come numero 4 al torneo ACC, un enorme miglioramento. Stavo già per valutare la possibilità di cambiare ma ma ho lottato, mi sono fatto forza e col tempo ho raggiunto grandi traguardi. I giocatori che vanno al college devono capire che i coach sono fondamentali per il nostro percorso di crescita.

Il mio ultimo anno è stato senza dubbio il migliore. Alle Final 4 dei National Indoors, torneo NCAA nazionale che si gioca sul veloce indoor, ho perso con Dominilk Koepfer che ora è nei primi 100 giocatori del mondo. In primavera ho disputato nuovamente le Final 4, questa volta outdoor, e ho perso con l’americano Mackenzie McDonald. Ho finito la stagione nei primi 10 e penso che sia stato il miglior finale di sempre per un giocatore della Virginia Tech.

Quando finisci l’università ti senti il re del mondo e credi di poter battere chiunque. Terminati gli studi iniziai a lavorare per un’azienda che si chiamava HVAC, a Virginia Beach, mentre mi allenavo e mi tenevo in forma il più possibile. Poi è scattato in me il desiderio di fare il professionista. Ho giocato il primo torneo Futures in Portogallo, nel 2016, e l’ho subito vinto battendo giocatori come Gil, Grenier e Borges. Dopo circa un paio d’anni ero numero 237 del mondo e ho potuto disputare le qualificazioni agli Australian Open. Credevo in me, il college mi aveva dato una enorme fiducia. Esperienze simili restano scolpite nel cuore e ci rendono uomini migliori".

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