Lorenzo Scalise: "La vita da college? Mi manca da morire"

Lorenzo Scalise: "La vita da college? Mi manca da morire"

“Gli Stati Uniti d’America mi hanno sempre affascinato. Ricordo di essere stato in vacanza a Miami con i miei genitori e di aver disputato, già da piccolo, diversi tornei. A Monza, dalle mie parti, ho frequentato un liceo in cui avevo diverse materie in inglese quindi la lingua non è mai stata un problema. Quando ho capito che avrei voluto continuare a studiare e allo stesso tempo passare a professionista ho firmato subito la National Letter of Intent nel primo momento utile per poterlo fare: ormai la decisione era presa. Il processo di scelta è stato lungo. All’inizio ho selezionato tutte le università della costa est per restare più vicino a casa, poi ho allargato i miei orizzonti. Ne ho visitate diverse e alla fine ho scelto la University of Tennessee.

Ho trascorso lì quattro anni, studiando design dell’ambiente. Quanto alla squadra, eravamo in prima divisione con un ranking che oscillava tra la 20esima e la 50esima posizione. Del mio gruppo facevano parte diversi giocatori americani anche se negli ultimi anni il numero di ragazzi provenienti da Europa e non solo è aumentato in maniera esponenziale.

Differenze tra Stati Uniti e Italia? Si, ce ne sono tante. Per quanto riguarda il golf, sottolineerei anzitutto le strutture. In ambito tornei, invece, ho avuto modo di capire che il livello è decisamente più alto. Ho giocato tante competizioni con giocatori che appena passati professionisti hanno ottenuto subito risultati straordinari. Se vuoi trovare una dimensione e poterti confrontare con loro, l’America è l’unica strada.

Anche lo stile di allenamento è diverso. Alcuni aspetti sono gestiti meglio dalle nostre parti, altri qui. Siamo noi a dover essere bravi a capire come e quando trarre il meglio dall’uno e dall’altro e capire quale faccia al caso nostro. Negli Stati Uniti ho imparato ad arrangiarmi, a gestire al meglio gli imprevisti e a sviluppare l’istinto da giocatore che va oltre la tecnica e la tattica.

Al termine dei miei quattro anni in Tennessee la scelta è stata abbastanza semplice: giocare. Ho trovato presto sponsor importanti cosa che in Europa, soprattutto all’inizio, accade difficilmente. A settembre del 2018 ho fatto i mondiali in Irlanda e la settimana successiva ho disputato il mio primo torneo da professionista. Rifarei tutto ciò che ho fatto, soprattutto l’università. Sento i miei ex compagni quasi ogni giorno, la vita da college mi manca da morire”.

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